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Scout scarpone da trekking da bambino scarpa da trekking in legno

Scout – scarpone da trekking da bambino

La Sportiva Scout, uno scarpone da trekking da bambino

La Sportiva Scout, uno scarpone da trekking da bambino

Scarponcino da trekking da bambini appartenente alla linea LaspoKid concepita per stimolare in modo naturale la crescita fisica e mentale grazie a soluzioni che incentivano la propriocezione ed il comfort sensoriale permettendo al bambino di “sentire il terreno” e sviluppare le proprie capacità motorie. Scarponcino da trekking da bambino appartenente alla linea LaspoKid concepita per stimolare in modo naturale la crescita fisica e mentale grazie a soluzioni che incentivano la propriocezione ed il comfort sensoriale permettendo al bambino di “sentire il terreno” e sviluppare le proprie capacità motorie.

Plus
›› Forma Zero-Press Construction™ studiata per eliminare i punti di compressione nelle zone di sviluppo del piede: evita pressioni sul metatarso, fondamentale per la crescita
›› La tecnologia No-Edge® applicata alla scarpetta da bambino favorisce lo sviluppo sensoriale e propriocettivo grazie alla sensibilità sull’appoggio
›› Allacciatura Fast Lacing System con possibilità di personalizzazione della calzata: agendo sulla chiusura, il tallone si stringe o allarga a seconda delle necessità di avvolgenza

Tech Info
Tomaia: Vitello scamosciato Eco con eco-concia metal-free
Fodera: Assente
Calzata: Personalizzabile
Brevetto: Allacciatura Fast Lacing System™
Intersuola: Assente

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scarpa da trekking in legno

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Le bufale dell’incidente del Passo Djatlov

Giusy mi ha chiesto se sapevo qualcosa di questo video che ha trovato su Youtube

Quello che si vede nel video è il famoso “incidente a passo Djatlov o Dyatlov” (link), un avvenimento che provocò la morte di nove giovani escursioni russi, la notte del 2 febbraio 1959, a Kholat Syakhl sui monti Urali, data la totale mancanza sia di testimoni sia di prove definitive della causa della tragedia, col tempo sono nate mille congetture ovviamente circondate da mille e più bufale. Addirittura anche Wikipedia italiana non è precisa o almeno non è chiara su cosa effettivamente avvenne e parla di “una forza naturale irresistibile” LINK . Tutto ciò non fa che alimentare la teoria del paranormale dietro questa tragedia. Le speculazioni fatte su queste giovani morti non hanno avuto freni si è parlato di UFO, complotti del KGB e di mostri, ma purtroppo, a mio parere si è solo speculato su queste giovani vite stroncate.

Dyatloff_group_poxod_arhiv_Alerseya_Koskina_1[1]

Ma come dico sempre procediamo per gradi.

La teoria degli alieni sembra suffragata dalle seguenti prove:
1. Reazione di terrore inspiegabile in piena notte degli escursionisti , infatti alcuni di essi pur essendo a -30 scapparo dalla tenda vestiti solo della biancheria
2. Misteriose luci nella valle
3. Mancanza della lingua in uno dei corpi (Ljudmila Dubinina) e altri traumi più o meno estesi in altri corpi
4. Presenza di radiazioni sui tessuti che sono stati indossati da uno dei membri del gruppo (Yuri Krivonischenko)
5. ll dodicenne Yury Kuntsevich, partecipò al funerale di cinque degli escursionisti e ricordò che la loro pelle aveva “un’abbronzatura color bruno intenso” come fosse bruciata
6. L”evento fu classificato “riservato” da esercito e KGB

In realtà come vedremo tutti i punti possono essere tranquillamente o smentiti o chiariti. A tal proposito chiedo scusa della crudezza delle foto qui esposte ma, purtroppo servono a dar chiarezza ai fatti.:

1. Sicuramente qualcosa ha portato gli occupanti ad uscire dalla tenda e sfidare il freddo, è giusto dire che molti sottolineano come i corpi fossero svestiti, in realtà i siti più attendibili dicono che i corpi svestiti erano solo due e probabilmente furono loro stessi a svestirsi a causa dello “spogliamento paradossale” una patologia dell’ipotermia  ( link ) ma la cosa strana è un’altra, in nessuna foto vi sono dei corpi seminudi sono tutti coperti e non dai soccorritori  (lo si capisce dai vestiti innevati) …. quindi si deduce che probabilmente non erano attrezzati in modo corretto ma sicuramente non erano svestiti.

pass-1

2. Effettivamente vi erano dei testimoni che parlavano di luci in cielo, un altro gruppo di escursionisti (circa a 50 chilometri a sud) ha riferito di aver visto strane sfere arancioni nel cielo notturno a nord (probabilmente in direzione di Kholat Syakhl) la notte dell’incidente. Queste sono state poi dimostrate da Eugene Buyanov come luci per il lancio di R-7 (missili intercontinentali) LINK 

3. La lingua è il risultato della decomposizione del corpo che in zone fredde non è sempre graduale o omogenea LINK (vedi foto sotto di un corpo trovato sull’Everest), mentre i traumi degli altri sono compatibili con una caduta anche perchè ricordo: i corpi che avevano gravi fratture giacevano a 13 metri di profondità in un burrone il che potrebbe essere considerato la prova che essi siano caduti e comunque non è mai stato riscontrata ne alcuna altra impronta al di fuori di quelle del gruppo di escursionisti ne è mai stato trovato alcun segno di lotta. LINK

everest-7-1

4.La presenza di radiazioni può esser facilmente spiegata, infatti Yuri Krivonischenko lavorava presso Chelyabinsk-40 un impianto nucleare segreto conosciuto per l’incidente di Kryshtym del 1957 LINK , è vero che come dice il sito da cui è presa l’informazione pare strano che uno indossi gli stessi abiti, ma è pur vero che una persona che lavora a contatto con materiale radiattivo nel 1959 no aveva sfortunatamente tutte le precauzioni e le accortezze che invece per noi sono d’obbligo e quindi non è così strano che egli avessi un più alto livello di radiazioni del normale LINK .

5. Ciò che vide Yury Kuntsevich, non è altro che il colore che assume la pelle quando è “bruciata” dal ghiaccio e dal freddo. Riscontriamo infatti lo stesso colore in altri corpi esposti alle medesime intemperie (vedi foto)

6.L’evento non è stato in realtà mai classificato non vi sono documenti scomparsi anche perchè come han dichiarato le autorità: “Non c’era alcun motivo per classificare questo evento, ne coloro che sono stati coinvolti, al momento è semplicemente considerato un evento triste e inspiegabile “. LINK  

A questo punto pare chiaro che non fu neanche l’assalto di qualcuno o qualcosa (vedi punto 4) ma allora che cosa fu? Casualità e sfortuna che purtroppo in montagna è molte volte un mix letale. A mio parere e viste le prove le cose andarono così.
Il gruppo formato da: Igor Dyatlov, Zinaida Kolmogorova, Lyudmila Dubinina, Alexander Kolevatov, Rustem Slobodin, Georgyi Krivonischenko, Yuri Doroshenko, Nicolas Thibeaux-Brignollel, Alexander Zolotarev, devono aver creato il loro ultimo accampamento alle pendici del Kholat-Syakhl, il posto non era molto esposto a valanghe ed era vicino alla meta prefissata, sappiamo inoltre che soffiava vento forte e di notte la visibilità era quasi nulla. Forse l’aumentato del vento causò del nervosismo nella tenda, nervosismo che si acutizzò con un infrasuono naturale causato da una valanga LINK , è vero che la loro zona era sicura ma intorno ad essi al contrario il rischio valanghe era elevato.

dyatlov_pass_the_flight

Cosicchè al tremolio qualcuno di loro, magari uno o più dei meno esperti, spaventati ruppero la tenda e fuggirono pensando di salvarsi da una possibile valanga, gli altri per non lasciarlo o lasciarli soli li seguirono, ma questo si rivelò un errore fondamentale, poichè si trovarono all’esterno poco vestiti, a temperature proibitive e senza visibilità , l’unica cosa possibile era raccogliere legna da ardere e accendere un fuoco. Per un po’ rimasero insieme, ma la loro situazione peggiorò ed il vento li stava letteralmente uccidendo; allora forse Slobodin si arrampicò su un albero per vedere se riusciva a scorgere la tenda ma scivolò e si fratturò il cranio in modo lieve. A quel punto il capo gruppo pensò di tornare indietro a vedere se riusciva a scorgere la tenda insieme ad altri due compagni, Dyatlov, Kolmogorova e Slobodin però per la stanchezza ed il vento non ebbero scampo e morirono uno ad uno di ipotermia. Sotto l’albero dove si erano rifugiati gli altri anche Krivonischenko e Doroshenko i meno vestiti, morirono di ipotermia. Dubinina prese quindi i vestiti di Krivonischenko per coprirsi e decise di cercare un rifugio naturale nella foresta con gli altri sopravvissuti ma poco distante finirono nel cadere in un crepaccio nascosto dalla neve, anche se profondo 15  metri, Dubinina e Thibeaux-Brignollel morirono per la caduta mentre Alexander Kolevatov si ferì gravemente così Zolotarev che non si è fatto nulla cercò di coprirlo con i vestiti di Dubinina  ma il freddo uccise gli ultimi due sopravvissuti, ciò coinciderebbe perfettamente con il modo in cui le vittime sono state trovate. LINK

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114 responses to “Le bufale dell’incidente del Passo Djatlov”

  1. adrenocromo says : luglio 8, 2013 alle 3:50 pm

    Quasi tutto convincente… quasi tranne il punto 1. Da numerosi siti che linki sembra che queste persone erano molto molto esperte, che la spedizione alla quale stavano partecipando era ben organizzata e piuttosto lunga. Un po di vento e un ultrasuono che può durare al massimo qualche minuto (durata di una valanga) non può spaventare 9 esperti tanto da fargli lacerare la tenda e scappare alla meno peggio. Queste persone sanno benissimo che mollati gli equipaggiamenti si può vivere non più di qualche ora all’aperto. Inoltre dalle foto la tenda sembra in una zona pianeggiante lontana da pendii pericolosi e degli esperti non avrebbero montato un campo in una zona a rischio tanto più loro che avendo sbagliato rotta sono rimasti qualche giorno nello stesso posto e avrebbero potuto dunque spostarla. Penso che lo spavento debba essere stato molto grande per scatenare un comportamento simile, uno spavento tale non può essere ricondotto a cause tipiche dell’ambiente che conoscevano perfettamente (montagna, neve, vento, valanghe). Io ho pensato a questo: http://www.meteoweb.eu/2012/02/i-suoni-dellapocalisse-spiegati-dalla-scienza-a-cosa-sono-dovuti/114613/ A questo non erano preparati. Aggiungi ora le ansie per aver sbagliato rotta e qualche luce di missile, magari anche qualche bagliore di troppo visto che i militari qualcosa di strano lo stavano facendo o non avrebbero chiuso per 3 anni agli sciatori. Dovevano rimuovere qualche giocattolino forse…

    Rispondi
    • die2878 says : luglio 8, 2013 alle 5:57 pm

      Secondo me è proprio questo il punto non erano 9 esperti come si è sempre creduto, anzi come ci hanno fatto credere, essere esperti è una cosa cercare di andare oltre le proprie capacità è un’altra. Sicuramente erano esperti di trekking ma il percorso da loro scelto era classificato di categoria percorso III cioè la più difficile della sua classe. http://www.ermaktravel.com/Europe/Russia/Cholat-%20Syachil/Kholat%20Syakhl.htm Infatti per tutti loro era la prima volta che si affrontava una così dura prova, non a caso era il primo allenamento per un viaggio più importante http://www.aquiziam.com/dyatlov_pass_1.html. Infine in realtà attorno al luogo stabilito si possono creare valanghe tanto è vero che molti pensano possa essere stata la vera causa ma a mio parere molti indizi non collimerebbero http://skeptoid.com/episodes/4108
      Comunque rimane interessante la possibilità dei suoni dell’apocalisse, in quanto ai russi, credo che questo link spieghi bene la loro posizione in merito all’incidente http://www.aquiziam.com/dyatlov_pass_answers.html

      Rispondi
      • esse says : dicembre 1, 2013 alle 9:07 am

        concordo con adrenocromo sul fatto che il primo punto non può essere liquidato così in fretta.

        Non si può trattare di spogliamento paradossale, perchè le scarpe sono state lasciate nella tenda, assieme ai giacconi più pesanti:
        cioè i ragazzi sono usciti coi calzini (nella neve!) e hanno camminato per un’ora in fila indiana, in direzione del bosco.
        Giunti in mezzo agli alberi, hanno cominciato a staccare rami (senza accetta, anch’essa lasciata nella tenda assieme alle scarpe e ai vestiti pesanti) e hanno acceso un fuoco- di lì a poco i primi cominciavano a morire di freddo (non prima di riportare ferite varie, contusioni bruciature ecc)

        Alcuni corpi non erano “svestiti” nel senso di “completamente nudi”, ma in biancheria intima. Uscire senza giacche, scarpe e sci per camminare per un’ora a -30 gradi nella neve, non sarà letteralmente essere nudi come vermi, ma significa comunque non essere assolutamente equipaggiati per sopravvivere.
        Se si fosse trattato di spogliamento paradossale i vestiti pesanti e le scarpe sarebbero stati trovati nel bosco, accanto ai corpi congelati.

        Alexander Zolotarev era un istruttore di sci, una guida professionale; nessuno di loro era nuovo a quelle temperature e a quel tipo di impresa.
        Ma anche forzando le cose e volendo pensare che fossero 9 sprovveduti, NON si spiega comunque come sia possibile uscire senza scarpe e giacche e arrancare per un’ ora a -30 senza voltarsi indietro… a meno che non siano stati sotto una minaccia di morte concreta e protratta nel tempo.

        Questo rimane difatti un mistero, anche per le autorità russe e i parenti delle vittime. In Russia ci si continua a interrogare su quanto possa essere accaduto (senza per questo tirare in ballo UFO o altre spiegazioni fantascientifiche).
        Se la soluzione fosse così semplice come descritto in questo post, gli inquirenti avrebbero chiuso il caso come un qualsiasi incidente di montagna, 9 giovani inesperti che sono morti congelati. Così non è stato…

      • die2878 says : dicembre 1, 2013 alle 1:59 pm

        Ciao esse, premetto che giustamente ognuno ha le sue idee e quindi rispetto il tuo pensiero.
        Ma vorrei poter obbiettare su ciò che dici. Come scritto nel post chiunque in una tenda sentisse un fortissimo rumore in piena notte si spaventerebbe, la reazione normale di una persona chiusa in una tenda sarebbe uscire da essa per vedere cosa è accaduto, una persona spaventata invece cercherebbe di scappare magari spaventato dalla possibilità di una slavina (la cosa è riferita ad un individuo ma potrebbe anche essere sucesso coinvolgendo più persone e credo che una slavina sia da considerarsi una minaccia concreta) , a quel punto un compagno ovviamente proverebbe a fermarlo ma con il solo risultato di perdersi anche lui in mezzo al bianco nella notte buia. Svestito e senza sapere dove andare un uomo cercherebbe di procurarsi qualcosa per scaldarsi (legno dei rami per fare un fuoco), ma l’ipotermia e le bruciature dovute al contatto con la neve (link) ormai hanno preso il sopravvento che tu sia un esperto o un principiante ( il caso di Zolotarev) ormai sei spacciato. Infine per i russi non è un mistero, come scritto nei post il caso è stato chiuso come fatalità ovviamente non essendo presente un solo testimone si è scritto sul referto cause sconosciute ma per le autorità russe il caso risulta chiuso .

    • pietro della rocca says : novembre 5, 2015 alle 7:50 pm

      Ciao a tutti voi di misteri in risolti. Io mi chiamo Pietro Della Rocca ho 32 anni sono Italiano e di professione sono un pilota di elicotteri privato e faccio soccorsi in mare in montagna e elisoccorso. Voi dite che il mistero dell Incidente del passo di Djatlov sia una buffala?
      Io vi voglio dire che non ne per niente una buffala quei poveri ragazzi che sono molti nel mese di Febbraio del 1959 sono stati attaccati da una creatura che vive in nei monti urali e che la tribù dei masi li chiama i monti della morte, i corpi se vedete bene le foto vedete che sono vestite con biancheria intima, camicia e una giacca i piedi sono nudi e qualcuno indossa solo una scarpa, la posizione dei colpi e rivolta verso la fuga da qualcosa che li ha terrorizzati a morte, i ragazzi stavano scappando no da una valanga ma da una creatura che i masi lo chiamano malek, quella zona dove gli escursionisti si erano accampati non è una zona di valanghe perche ci sono molti alberi e una fitta vegetazione che fasi le valanghe non si verificano, le valanghe si verificano dove manca la vegetazione. Voi di misteri in risolti vi dove documentare bene prima di dire che è una buffala! Adesso vi dirò io in termini semplici cosa è realmente a caduto la notte del 2 febbraio del 1959. I 9 escursionisti decidono di accamparsi sui monti urali chiamati la montagna della morte, sentono dei suoni strani e dei movimenti nella vegetazione si accorgono di non essere soli che qualcosa in quella vegetazione e fotografano tutta la vegetazione e in una foto si vede la presenza di una creatura molto simile allo Yeti, e uno degli escursionisti prima di morire scrive un messaggio che vera trovato nella tenda dalla squadra di soccorso che dice lo yeti esiste, le tende vengono trovate coperte dalla neve e squarciate dal interno con un coltello al interno delle tende viene trovata tutto l’ abbigliamento e l’ equipaggiamento da montagna e a fianco alla tenda vengo trovate del impronte enormi che non si sa di quale animale sia e non possono essere orme umane sono troppo grandi vengono trovati dei pelli che il dna è sconosciuto. I ragazzi sono scappati terrorizzati e sprovvisti di tutta la loro roba che l’anno lasciata nella tenda e per scappare hanno dovuto tagliare la tenda con un coltello, non puo essere una valanga perche le valanghe quando ti travolgono non hai il tempo di scappare vieni seppellito vivo dalla neve i ragazzi erano nudi e la i gradi erano -30°c infatti alcuni di loro anno cercato di tornare alle tende per recuperare i vestiti e l’ equipaggiamento ma non ci sono riusciti, i corpi presentavano molte fratture causate non dal freddo o da una caduta ma da mani nude che non sono umane, i corpi che sono stati trovati vicino a un albero hanno le unghie piene di corteccia di albero hanno cercato di arrampicarsi sull’ albero ma non ci sono riusciti, i corpi che sono stati trovati nella gola loro sono caduti nella gola perche qualcosa l’ inseguiva e la ragazza che non aveva più la lingua gli è stata strappata a mani nude dalla bocca i corpi avevano un colore blu non solo per il freddo ma anche per ferite riportate sul torace e la pancia dove gli organi sono stati strappati a mani nude. A tutti voi di misteri in risolti prima di dire che è una buffala documentatevi bene sui casi !

      Rispondi
      • die2878 says : novembre 5, 2015 alle 9:02 pm

        Pur ringraziandola del suo intervento e rispettando le sue idee noi di mistero risolti, non siamo un noi, ma una persona solo, posso accettare tutto tranne il fatto che non mi son documentato in quanto oltre ad aver cercato una vasta documentazione sul caso mi sono “sentito e scritto” anche con testimoni russi in lingua madre (per questo ne approfitto e ringrazio il mio interprete di russo e conoscitore di cirillico) detto ciò non sono assolutamente vere le sue affermazioni a meno che non abbia prove di ciò che afferma: impronte giganti non si vedono, nessuno afferma che una valanga li ha travolti ma bensì nel post viene detto che il rumore li ha spaventati e fatti fuggire, non è vero che vi è bisogno di vegetazione ecco un link a riprova di ciò che affermo https://it.wikipedia.org/wiki/Valanga, infine non so come possa affermare che la lingua è stata strappata a mani nude visto che non vi è una sola prova a sostegno di questo.
        Ribadisco rispetto le sue idee e la sua esperienza ma per sostenere una tesi vi è sempre bisogno di prove e documentazioni. Nel post dell’articolo cito vari documenti che mi hanno fatto supporre che questa tragedia non nasconda nulla di soprannaturale…quindi il caso non è una bufala semplicemente non nasconde nulla di inspiegabile o metafisico.
        Saluti
        Diego

      • Samuele says : aprile 3, 2017 alle 12:14 pm

        Pietro della Rocca……….Mo va cagher!!!!!………quello che fa più paura della tua teoria……è il perfetto italiano che usi

  2. Gabriele says : ottobre 26, 2013 alle 1:50 am

    Guarda sono uno di quelli che più mette in dubbio i facili “orgasmi” degli ufologisti, ma questo caso, per me, continua a rimanere inspiegabile e la lettura che ne vedo qui poco convincente e non meno forzata dell’introduzione della vicenda di una forza sovrannaturale, o meglio, sconosciuta e non consueta. Forse hai ragione, ma per il rasoio di Occam mi permetto di dubitare e di pensare ad un evento relativamente più semplice: Un ufo, o una forza, comunque non consueta, ha spaventato con luci, rumori e forse anche fisicamente i giovani che sono scappati di corsa terrorizzati senza vestirsi adeguatamente. La forza stessa, che fosse un ufo o altro li ha in parte uccisi per effetto della radiazione o per schiacciamento, prelevando campioni. Altri sono morti per ipotermia non potendo rientrare al campo.
    E res sic stantibus, tale ricostruzione, spiace dirlo, perché leggo con piacere immenso quando vengono sbugiardate le balle colossali di certi loschi individui, ha la stessa valenza della tua.

    Rispondi
    • die2878 says : ottobre 26, 2013 alle 4:12 pm

      Partendo dal fatto che ognuno è e deve essere libero di esprimere la propria opinione, quindi la tua opinione è rispettata al 100%, mi trovi in disaccordo, poichè proprio per la metodologia del rasoio di Occam non bisogna complicare ciò che è semplice, considerare il soprannaturale come semplice sarebbe contraddire lo stesso Guglielmo di Occam che postula che tra le diverse spiegazioni di un fenomeno naturale si dovebbe preferire quella che non contempla le divinità, ovvero il metafisico, detto ciò rispetto la tua idea ci mancherebbe….Scusa se ti chiedo una cosa ma il mio latino è un po’ arrugginito… intendevi rebus sic stantibus (stando così le cose) …chiedo perdono se non è così ma come ho detto il “mio” latino ha vissuto tempi migliori

      Montagna di Viaggi - Blog di montagna, viaggi e outdoors

      Un'escursione trekking al rifugio Coldai per Piani di Pezzè e Col dei Baldi, dormendo una notte in rifugio

      L'escursione trekking tra le più conosciute di Alleghe, ma anche delle Dolomiti, è senza dubbio l'escursione ai Piani di Pezzè, Col dei Baldi e lago Coldai, ai piedi del Civetta. Un'escursione che conosco bene, visto che l'ho già effettuata diverse volte, ma mai con il pernottamento in rifugio.
      Complice la speciale formula “una notte in hotel + una notte in rifugio” offerta dall'hotel Barance di Alleghe, ho avuto modo di pernottare in quota e di vivere un'esperienza bellissima ai piedi del monte Civetta.
      L'hotel Barance e il rifugio Coldai sono gestiti da generazioni dalla famiglia De Zordo: due strutture che raccontano il territorio in maniera diversa: da una parte la tranquillità del lago, dall'altra, le pareti verticali e il mondo di roccia delle Dolomiti.


      rifugio coldai
      il lago Coldai con il monte Civetta
      UNA SUPER COLAZIONE
      Inizio la mia giornata dalla prima colazione dell'hotel Barance. Mi aspetta una grande camminata: è necessario pertanto una colazione rinforzata e ricca di energia. Al Barance non manca proprio nulla: frutta, yogurt, cereali, succhi, torte e croissant, tutto perfetto per iniziare bene la giornata.


      rifugio coldai
      partenda dall'Hotel Barance, Alleghe

      colazione
      colazione presso l'hotel Barance
      Giornata che per me inizia molto presto e che mi vede, dopo la colazione, costeggiare le rive del lago di Alleghe e raggiungere il centro paese, punto iniziale della mia escursione ai Piani di Pezzè, Col dei Baldi e rifugio Coldai.
      Breve nota tecnica. Ho preferito farla tutta a piedi partendo dal lago con un dislivello totale di m. 1.200. Volendo, si può prendere la cabinovia che parte dal centro di Alleghe e che sale in due tronconi ai Piani di Pezzè e ai Col dei Baldi, riducendo di molto i tempi e anche la fatica :)

      SI PARTE DA ALLEGHE
      Dalla piazzetta di Alleghe seguo la strada asfaltata che sale verso gli abitati di Coi e Piani di Pezzè. Dopo una serie di tornati si vedono le indicazioni per il sentiero 564 per il rifugio Coldai.

      rifugio coldai
      il centro di Alleghe
      Da qui inizia una ripida salita, sempre nel bosco, che prende velocemente quota, seguendo il corso del torrente, e che mi conduce, dopo un'ora di cammino, ai Piani di Pezzè. Già 500 metri di dislivello superati:) Da qui si ha il primo impatto con la parete verticale del monte Civetta! 

      vista sul Civetta da Piani di  Pezzè
      A questo punto per salire al Col dei Baldi e Rifugio Coldai seguo le indicazioni e consigli che mi ha dato Francesca dell'hotel Barance: scendo un po' verso l'abitato di Coi e prendo un sentiero segnato che si snoda nel bosco tra antichi masi e tabià, circondato da un panorama magnifico. Passo la località Fernazza e , facendo sempre attenzione alle indicazioni (in legno oppure la bandierina rossa e bianca sulle rocce), salgo di quota fino ad arrivare alla forcella di Alleghe.

      coldai
      controllare sempre la segnaletica

      piani pezzè coldai

      SOSTA ALLO CHALET COL DEI BALDI
      Ormai è ora di pranzo. Faccio una piccola deviazione per Col dei Baldi dove ad attendermi c'è lo Chalet Col dei Baldi, in tipico stile alpino, ristrutturato di recente, e con una bellissima terrazza dove si può mangiare all'aperto. Il panorama da qui è davvero eccezionale: Pelmo e Marmolada in primo piano.

      col dei baldi
      pranzo presso lo Chalet Col dei Baldi

      col dei baldi
      interno Chalet Col dei Baldi

      col dei baldi
      vista sul Pelmo
      La scelta è andata su un classico delle Dolomiti Bellunesi: Casunziei (ravioli) con l'immancabile dolce finale :) Caratteristico anche l'ambiente interno, tutto in legno, tipico delle baite di montagna alpine.

      col dei baldi
      cura nei minimi dettagli
      VERSO IL RIFUGIO COLDAI
      Di nuovo in marcia ed eccomi a malga Pioda con un'unica visuale sul monte Pelmo. Da qui inizia la vera salita al rifugio Coldai, un sentiero tra rocce e pini mugo che sale fino ai 2.132 metri del rifugio, incontrando anche diverse amiche per strada:

      marmotta
      marmotta!

      rifugio coldai
      monte Pelmo
      Ormai è fatta. Eccomi al rifugio Coldai. Qui incontro Luca, il gestore. Prendo possesso del mio posto letto (ci sono diverse camere con letti a castello), e finalmente una bella Radler per festeggiare la fine della camminata. 

      rifugio coldai
      arrivo al rifugio Coldai

      rifugio coldai
      si dorme in rifugio

      rifugio coldai
      vista sulla Val di Zoldo
      La serata in rifugio è scandita a ritmo lento con una cena dai sapori tipici e un bel grappino alla genziana per conciliare il sonno. Di solito, più il rifugio è fuori mano, più è probabile che si respiri aria da vero rifugio: gente stanca per le camminate, chiacchierate (molto spesso in tedesco) e poi a letto presto, alle 22, per godersi tutta la mattina seguente.

      pelmo
      tramonto sul monte Pelmo


      rifugio coldai
      cena in rifugio
      Non ho visto l'alba sul Civetta, ma mi sono alzato abbastanza presto per ammirare le prime luci sul lago Coldai, distante a venti minuti a piedi. Conosco bene il posto, questa è la mia settima volta qui, ma è sempre un'emozione unica. In pochi posti del mondo ho visto scenari di tale bellezza.

      alleghe
      il lago Coldai e il monte Civetta

      rifugio coldai
      lago Coldai visto dalla forcella
      SI SCENDE
      Ovviamente foto a manetta e inizio la mia discesa verso il lago di Alleghe. Questa volta non faccio il sentiero dell'andata. Seguo la pista da sci che ripidamente scende di quota in due ore fino ad arrivare ai Piani di Pezzè.

      rifugio coldai
      in discesa verso Piani di Pezzè
      Qui ho il piacere di riposarmi e riprendere forza presso la Gran Baita Civetta, in splendida posizione, ammirando la parete dolomitica del Civetta e osservando il punto dove mi trovavo questa mattina! Ne ho fatta di strada!

      GRAN BAITA CIVETTA
      Pure alla Gran Baita incontro un ambiente accogliente, interni tipici delle baite di montagna con angolo stube e finestre che permettono di ammirare il panorama sulle Dolomiti. Davvero uno spettacolo.

      piani di pezzè
      Gran Baita Civetta

      piani di pezzè

      piani di pezzè
      sapori di montagna
      Come uno spettacolo è il menu proposto a base dei sapori locali: pappardelle con ragout di cervo e l'immancabile strudel di mele, perfetto per festeggiare questi due giorni di camminate sulle Dolomiti. Novità di quest'estate, presso la Gran Baita Civetta, è il percorso sensoriale da percorrere a piedi nudi sull'acqua e sui prati per assaporare al meglio la natura. Bello anche il vicino percorso didattico che permette di conoscere il territorio e le montagne attorno ad Alleghe.

      piani di pezzè
      percorso sensoriale
      RITORNO AD ALLEGHE
      Ma la mia escursione non è ancora finita! Manca l'ultimo pezzo, quello che mi riporta al lago di Alleghe. Con un po' di difficoltà trovo il sentiero che si intrufola nel bosco (se non lo vedete provate a chiedere a qualcuno a Piani di Pezzè. Il cartello c'è ma si vede poco) e scende ripidamente tra torrenti e qualche maso fino alla strada principale: ancora qualche tornate in discesa, e arrivo al lago di Alleghe.
      La mia due giorni di escursione ai piedi del Civetta finisce qui. Un'esperienza bellissima che consiglio a tutti di provare almeno una volta nella vita.
      Rientro all'hotel Barance nel pomeriggio e, prima di tornare a casa, ne approfitto del piccolo centro wellness e piscina per riposarmi dopo tutta questa camminata.

      barance
      riposo presso l'hotel Barance
      barance
      finire in relax due giorni di camminate
      Il modo migliore per finire un soggiorno ad Alleghe e recuperare le energie.

      SCHEDA TECNICA:
      Lago di Alleghe 980 mt - Piani Pezzè 1470 mt, 1 ora
      Piani di Pezzè 1470 - Fernazza - Col dei Baldi mt 1922, 1H40
      Col dei Baldi mt 1922 - Rifugio Coldai mt 2132, 1 ora

      Rifugio Coldai - Piani di Pezzè, 2 ore
      Piani di Pezzè - Lago di Alleghe, 50 minuti

      Info e contatti  hotel e rifugio : Hotel Barance
      Corso Venezia, 45
      32022 Alleghe (BL)
      Tel. 0437.723748

      NB. Con l'offerta una notte in rifugio + una notte in hotel, si può vivere l'esperienza del pernottamento ai piedi del Civetta, ammirando così le magie del tramonto sulle Dolomiti, e quella di una notte in hotel presso l'hotel Barance di Alleghe, venendo coccolati nel centro benessere sulle rive del lago, con  uno sconto del 10% sul soggiorno.
      Contattami via mail andreapizzato76@gmail.comper maggiori informazioni.


      ALTRE COSE DA FARE IN AGORDINO: 
      • On The Road, dai Serrai di Sottoguda ad Alleghe
      • Salire ai piedi del Civetta con il lago Coldai e rifugio Tissi
      • Raggiungere la cima Fertazza e ammirare uno dei belvederi più belli sulle Dolomiti 
      • Rifugio Scarpa e Col di Luna a Frassenè
      • Escursione con il CAI a Cima Framont 
      • Escursione a malga Stia e alla cascata delle Comelle in Val Gares 
      • I colori dell'autunno al rifugio Vazzoler, scoprendo le torri del Civetta  
      • Salire sul tetto delle Dolomiti e sciare sul ghiacciaio della Marmolada
      • Ammirare il mondo di ghiaccio e neve dei Serrai di Sottoguda in inverno 
      • Il giro del lago di Alleghe e la cascata di Masarè
      • Il sentiero Viel del Pan, camminare ammirado il ghiacciaio della Marmolada

      Commenti

      1. andreea manoliu15 luglio 2017 15:25

        Un posto spettacolare ! Complimenti per le foto, rendono molto !

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:25

          grazie!!

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        2. Rispondi
      2. amrita massaia16 luglio 2017 05:48

        lago coldai inserito in WL: è troppo bello!
        http://www.audreyinwonderland.it/

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:26

          eh si :)) davvero!

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        2. Rispondi
      3. speedy7017 luglio 2017 05:46

        Mamma mia che meraviglia e quante cose buone!!!

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:26

          :))

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        2. Rispondi
      4. stylentonic Constantinos17 luglio 2017 10:58

        wow so nice! xxx

        stylentonic.com

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:26

          thanks :)

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        2. Rispondi
      5. Carmen Vecchio18 luglio 2017 01:39

        che bello
        Mrs NoOne

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:26

          grazie!!

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        2. Rispondi
      6. La cucina di Esme18 luglio 2017 09:57

        foto meravigliose e voglia di partire a mille!
        buona estate
        Alice

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:26

          grazie!!

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        2. Rispondi
      7. tr3ndygirl fashion blog18 luglio 2017 12:22

        un rifugio molto accogliente e che bei paesaggi Andre
        nuovo look da me <<< Roberta di Camerino collezione Grafic >>>
        buon martedì, un bacione

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        Risposte
        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:27

          grazie :)

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        2. Rispondi
      8. roberto22 luglio 2017 02:28

        stupendo andrea! che lunga passeggiata! bravo

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        1. Andrea Pizzato22 luglio 2017 02:31

          grazie!!

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        2. Rispondi
      9. fra de moro24 luglio 2017 06:01

        Molto interessante! Io non vedo l'ora di partire per le mie vacanze in Austria! Ho trovato tante info su www.vacanzeinaustria.com

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        1. Andrea Pizzato25 luglio 2017 07:12

          :))

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        2. Rispondi
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